Supermercati hackerati, frigoriferi in tilt a Silvi Marina

Frigoriferi a 40 gradi e alimenti da buttare: i supermercati hackerati sono una minaccia concreta per la nostra spesa. Siamo stati a Silvi Marina, nel Teramano, dove un attacco informatico ha compromesso il funzionamento di frigoriferi e congelatori, provocando l’aumento delle temperature e il deterioramento di alcuni alimenti.

Supermercati hackerati a Silvi Marina: cosa è successo

Nella notte tra il primo e il 2 novembre, secondo la ricostruzione pubblicata dalla Tgr Abruzzo, qualcuno ha modificato da remoto i parametri dell’impianto. Il sistema sarebbe stato impostato a 150 gradi, un valore irraggiungibile dalle apparecchiature: le temperature effettive hanno però toccato i 40 gradi. L’allarme automatico ha segnalato l’anomalia, facendo intervenire i tecnici nelle ore successive.

Le conseguenze hanno riguardato diversi reparti. Il titolare Massimina Erasmi ha riferito di surgelati deteriorati e danni economici. Una perdita che rende concreta la vulnerabilità di strumenti normalmente utilizzati per controllare le temperature, prevenire guasti e garantire la conservazione dei prodotti.

Il caso di Silvi si inserisce in un quadro europeo. La Commissione europea ha segnalato incidenti ai sistemi di refrigerazione commerciale a partire dall’11 ottobre e una nuova ondata tra il primo e il 2 novembre. Sono in corso accertamenti nei Paesi coinvolti per ricostruire le intrusioni e individuare i responsabili.

La gestione a distanza degli impianti consente interventi rapidi, ma richiede protezioni adeguate. I ricercatori di Forescout raccomandano di evitare l’accesso diretto dei sistemi da Internet, aggiornare le apparecchiature e proteggere le connessioni utilizzate dai manutentori. Una questione che riguarda insieme imprese, fornitori tecnologici e manutentori.

Per i consumatori il punto centrale resta la tenuta della catena del freddo: controllare le temperature e ritirare i prodotti compromessi serve a tutelare la sicurezza alimentare. A Silvi, il danno denunciato riguarda soprattutto i surgelati. La vicenda dimostra quanto la protezione delle reti sia legata al lavoro dei commercianti e alla spesa quotidiana delle famiglie.

Vincenzo Morelli, 104 anni: dagli americani del 1943 a quelli di oggi

Insieme a Felice Iovino

Vincenzo Morelli ha 104 anni e una memoria che attraversa la storia d’Italia. Ex ferroviere, conserva il ricordo della guerra e dell’arrivo degli americani nel Salernitano, quando era un ragazzo e il futuro del Paese si decideva anche lungo quei binari.

Vincenzo Morelli: il ricordo della guerra e degli americani

Nel 1943 lavorava alla stazione di Battipaglia come telegrafista e allievo capostazione. Aveva ventuno anni e svolgeva turni di ventiquattro ore consecutive. Tra i suoi compiti c’era quello di ricevere i messaggi che annunciavano l’avvicinamento degli aerei e avvertire il capostazione. Poi cominciava la corsa verso un riparo.

Morelli ha raccontato di essersi salvato raggiungendo gli anfratti della collina della Castelluccia. Alcuni colleghi, rifugiati nei locali delle caldaie, non sopravvissero ai bombardamenti. Nella notte del 5 settembre, la stazione venne distrutta. Con altri ferrovieri si mise in cammino verso Salerno, lungo la strada segnata dalla guerra. Lungo il percorso, il gruppo si imbatté anche in un carro armato tedesco.

Pochi giorni dopo, il 9 settembre 1943, lo sbarco alleato nel golfo di Salerno aprì una nuova fase della campagna d’Italia. Soldati americani e britannici arrivarono sulle coste campane: una pagina decisiva nel percorso che avrebbe portato alla liberazione del Paese.

A distanza di oltre ottant’anni, la testimonianza di Vincenzo Morelli restituisce alla storia la dimensione delle persone. Dietro le date ci sono il lavoro quotidiano, i colleghi perduti, la paura degli attacchi e la necessità di continuare a vivere.

Il racconto dell’America di allora diventa anche un’occasione per interrogarsi su quella di oggi. Il confronto passa attraverso lo sguardo di chi ha incontrato i soldati americani nei giorni della guerra e della liberazione.

Ascoltare Vincenzo significa raccogliere una memoria che appartiene a tutti. Una storia personale capace di avvicinare generazioni lontane e ricordare quanto siano concrete, nelle vite delle persone, le conseguenze della guerra e il valore della pace.

Crisi agricoltori: prezzi sotto controllo e lotta al caro vita

Da Mi Manda Rai Tre – link alla puntata

La crisi degli agricoltori si misura nei conti delle aziende e nella spesa delle famiglie. Da una parte ci sono produttori che denunciano compensi insufficienti a coprire i costi; dall’altra consumatori che faticano ad arrivare a fine mese. Al centro, una domanda: come si forma il prezzo dal campo al supermercato?

Crisi agricoltori: la richiesta di controlli sui prezzi

Gli agricoltori chiedono maggiori controlli lungo la filiera e un soggetto che vigili sulla formazione dei prezzi. Il divario tra quanto viene riconosciuto a chi coltiva e quanto paga il cliente finale alimenta la protesta. Trasporto, lavorazione, confezionamento e distribuzione incidono sul prezzo, ma i produttori chiedono trasparenza per capire dove si concentrino i margini e individuare eventuali pratiche scorrette.

Carburante e produzione: i conti delle aziende

Per le aziende agricole, il caro carburante si aggiunge alle spese per energia, fertilizzanti, irrigazione e manodopera. Anticipare denaro per coltivare senza conoscere il ricavo della vendita rende difficile programmare il lavoro. Quando il prezzo riconosciuto non copre le spese, continuare a produrre significa rischiare perdite. Una situazione che mette in discussione anche il futuro delle attività familiari.

Il caro vita pesa sulla spesa

Le difficoltà si riflettono sulle tavole. Chi compra cerca offerte, confronta i prezzi e riduce gli acquisti per far quadrare il bilancio. Frutta e verdura diventano così il simbolo di una contraddizione: possono essere poco remunerative per chi le produce e troppo costose per chi le acquista. A pagare sono soprattutto le famiglie con meno disponibilità economica.

Dal mondo agricolo arriva la richiesta di interventi che tengano insieme reddito dei produttori e potere d’acquisto dei cittadini. Controlli sui prezzi, contratti chiari e contrasto alle pratiche commerciali sleali sono tra le possibili risposte. L’obiettivo è rendere sostenibile il lavoro nei campi e accessibile la spesa. Perché dietro ogni prodotto ci sono aziende che devono restare aperte e famiglie che devono poter scegliere cosa portare a tavola senza rinunciare alla qualità degli alimenti.

Crisi dei bar, una pausa sempre più cara

Crisi dei bar: un caffè, due chiacchiere, un appuntamento prima del lavoro, tutto a forte rischio per il caro energia. Il bar scandisce la giornata di tante persone e offre uno spazio dove incontrarsi senza organizzare grandi occasioni. Dal Bar Magenta di Milano, aperto dal 1907, parte il racconto di una pausa sempre più cara e di un’attività che deve trovare nuovi equilibri per continuare a esistere.

Al Magenta l’offerta accompagna momenti diversi della giornata, dalla colazione al pranzo fino all’aperitivo: una varietà che permette di rivolgersi a pubblici differenti, tra studenti universitari, lavoratori, residenti e visitatori di passaggio.

 

Crisi dei bar: i numeri della Lombardia

Secondo Confesercenti, su dati Infocamere, tra il 2019 e il 2025 le imprese del comparto in Lombardia sono diminuite di 4.957 unità, passando da 28.332 a 23.375: una riduzione del 17,5%. Il dato indica la variazione netta delle attività registrate, non il totale delle singole chiusure avvenute nel periodo.

Bollette, materie prime e consumi

A pesare sono caro energia, aumento dei costi delle materie prime, affitti e lavoro. Contemporaneamente, il potere d’acquisto delle famiglie limita la disponibilità di spesa. Lo smart working e le nuove abitudini modificano inoltre i passaggi nei quartieri e le occasioni di consumo.

Per chi gestisce un locale, la difficoltà è mantenere prezzi accessibili e coprire le spese. Aumentare i listini può allontanare clienti; assorbire i rincari significa ridurre i guadagni.

Un luogo che tiene insieme il quartiere

La questione riguarda anche la vita sociale. Il bancone è un punto di incontro tra generazioni, il tavolino uno spazio per ritrovarsi, confrontarsi o interrompere la solitudine. Per i giovani, una consumazione può accompagnare lo studio, il lavoro o un appuntamento con gli amici.

Il bar è inoltre un’attività produttiva: crea occupazione, acquista prodotti e contribuisce alla vitalità delle strade. Quando abbassa definitivamente la saracinesca, il quartiere perde un servizio e un luogo di relazione. La sfida è rendere sostenibile questa presenza, evitando che una pausa quotidiana diventi un privilegio per pochi.