Vincenzo Morelli, 104 anni: dagli americani del 1943 a quelli di oggi

Insieme a Felice Iovino

Vincenzo Morelli ha 104 anni e una memoria che attraversa la storia d’Italia. Ex ferroviere, conserva il ricordo della guerra e dell’arrivo degli americani nel Salernitano, quando era un ragazzo e il futuro del Paese si decideva anche lungo quei binari.

Vincenzo Morelli: il ricordo della guerra e degli americani

Nel 1943 lavorava alla stazione di Battipaglia come telegrafista e allievo capostazione. Aveva ventuno anni e svolgeva turni di ventiquattro ore consecutive. Tra i suoi compiti c’era quello di ricevere i messaggi che annunciavano l’avvicinamento degli aerei e avvertire il capostazione. Poi cominciava la corsa verso un riparo.

Morelli ha raccontato di essersi salvato raggiungendo gli anfratti della collina della Castelluccia. Alcuni colleghi, rifugiati nei locali delle caldaie, non sopravvissero ai bombardamenti. Nella notte del 5 settembre, la stazione venne distrutta. Con altri ferrovieri si mise in cammino verso Salerno, lungo la strada segnata dalla guerra. Lungo il percorso, il gruppo si imbatté anche in un carro armato tedesco.

Pochi giorni dopo, il 9 settembre 1943, lo sbarco alleato nel golfo di Salerno aprì una nuova fase della campagna d’Italia. Soldati americani e britannici arrivarono sulle coste campane: una pagina decisiva nel percorso che avrebbe portato alla liberazione del Paese.

A distanza di oltre ottant’anni, la testimonianza di Vincenzo Morelli restituisce alla storia la dimensione delle persone. Dietro le date ci sono il lavoro quotidiano, i colleghi perduti, la paura degli attacchi e la necessità di continuare a vivere.

Il racconto dell’America di allora diventa anche un’occasione per interrogarsi su quella di oggi. Il confronto passa attraverso lo sguardo di chi ha incontrato i soldati americani nei giorni della guerra e della liberazione.

Ascoltare Vincenzo significa raccogliere una memoria che appartiene a tutti. Una storia personale capace di avvicinare generazioni lontane e ricordare quanto siano concrete, nelle vite delle persone, le conseguenze della guerra e il valore della pace.

Crisi agricoltori: prezzi sotto controllo e lotta al caro vita

Da Mi Manda Rai Tre – link alla puntata

La crisi degli agricoltori si misura nei conti delle aziende e nella spesa delle famiglie. Da una parte ci sono produttori che denunciano compensi insufficienti a coprire i costi; dall’altra consumatori che faticano ad arrivare a fine mese. Al centro, una domanda: come si forma il prezzo dal campo al supermercato?

Crisi agricoltori: la richiesta di controlli sui prezzi

Gli agricoltori chiedono maggiori controlli lungo la filiera e un soggetto che vigili sulla formazione dei prezzi. Il divario tra quanto viene riconosciuto a chi coltiva e quanto paga il cliente finale alimenta la protesta. Trasporto, lavorazione, confezionamento e distribuzione incidono sul prezzo, ma i produttori chiedono trasparenza per capire dove si concentrino i margini e individuare eventuali pratiche scorrette.

Carburante e produzione: i conti delle aziende

Per le aziende agricole, il caro carburante si aggiunge alle spese per energia, fertilizzanti, irrigazione e manodopera. Anticipare denaro per coltivare senza conoscere il ricavo della vendita rende difficile programmare il lavoro. Quando il prezzo riconosciuto non copre le spese, continuare a produrre significa rischiare perdite. Una situazione che mette in discussione anche il futuro delle attività familiari.

Il caro vita pesa sulla spesa

Le difficoltà si riflettono sulle tavole. Chi compra cerca offerte, confronta i prezzi e riduce gli acquisti per far quadrare il bilancio. Frutta e verdura diventano così il simbolo di una contraddizione: possono essere poco remunerative per chi le produce e troppo costose per chi le acquista. A pagare sono soprattutto le famiglie con meno disponibilità economica.

Dal mondo agricolo arriva la richiesta di interventi che tengano insieme reddito dei produttori e potere d’acquisto dei cittadini. Controlli sui prezzi, contratti chiari e contrasto alle pratiche commerciali sleali sono tra le possibili risposte. L’obiettivo è rendere sostenibile il lavoro nei campi e accessibile la spesa. Perché dietro ogni prodotto ci sono aziende che devono restare aperte e famiglie che devono poter scegliere cosa portare a tavola senza rinunciare alla qualità degli alimenti.

Crisi dei bar, una pausa sempre più cara

Crisi dei bar: un caffè, due chiacchiere, un appuntamento prima del lavoro, tutto a forte rischio per il caro energia. Il bar scandisce la giornata di tante persone e offre uno spazio dove incontrarsi senza organizzare grandi occasioni. Dal Bar Magenta di Milano, aperto dal 1907, parte il racconto di una pausa sempre più cara e di un’attività che deve trovare nuovi equilibri per continuare a esistere.

Al Magenta l’offerta accompagna momenti diversi della giornata, dalla colazione al pranzo fino all’aperitivo: una varietà che permette di rivolgersi a pubblici differenti, tra studenti universitari, lavoratori, residenti e visitatori di passaggio.

 

Crisi dei bar: i numeri della Lombardia

Secondo Confesercenti, su dati Infocamere, tra il 2019 e il 2025 le imprese del comparto in Lombardia sono diminuite di 4.957 unità, passando da 28.332 a 23.375: una riduzione del 17,5%. Il dato indica la variazione netta delle attività registrate, non il totale delle singole chiusure avvenute nel periodo.

Bollette, materie prime e consumi

A pesare sono caro energia, aumento dei costi delle materie prime, affitti e lavoro. Contemporaneamente, il potere d’acquisto delle famiglie limita la disponibilità di spesa. Lo smart working e le nuove abitudini modificano inoltre i passaggi nei quartieri e le occasioni di consumo.

Per chi gestisce un locale, la difficoltà è mantenere prezzi accessibili e coprire le spese. Aumentare i listini può allontanare clienti; assorbire i rincari significa ridurre i guadagni.

Un luogo che tiene insieme il quartiere

La questione riguarda anche la vita sociale. Il bancone è un punto di incontro tra generazioni, il tavolino uno spazio per ritrovarsi, confrontarsi o interrompere la solitudine. Per i giovani, una consumazione può accompagnare lo studio, il lavoro o un appuntamento con gli amici.

Il bar è inoltre un’attività produttiva: crea occupazione, acquista prodotti e contribuisce alla vitalità delle strade. Quando abbassa definitivamente la saracinesca, il quartiere perde un servizio e un luogo di relazione. La sfida è rendere sostenibile questa presenza, evitando che una pausa quotidiana diventi un privilegio per pochi.

Caro energia, Scaturchio e la sfida dei piccoli artigiani

Alla Pignasecca, nel cuore di Napoli, Halloween ha il sapore dei “tautielli”: dolci a forma di piccola bara, preparati dalla pasticceria Armando Scaturchio con pan di Spagna e cioccolato. Un incontro tra ironia napoletana e festa delle paure, che offre lo spunto per raccontare una preoccupazione molto concreta: quanto costa, oggi, mandare avanti un laboratorio artigianale?

Caro energia, la bolletta pesa sul laboratorio

Forni, impastatrici, frigoriferi e celle refrigerate accompagnano ogni fase del lavoro. La cottura richiede energia, la conservazione impone temperature controllate: ridurre i consumi deve quindi fare i conti con qualità e sicurezza alimentare. Per le piccole attività, i rincari possono comprimere i margini anche quando il banco continua a vendere.
Per i piccoli artigiani, risparmiare può significare concentrare le infornate, organizzare meglio gli ordini e valutare macchinari più efficienti. Ma anche investire richiede liquidità: una difficoltà ulteriore quando le entrate servono prima di tutto a pagare ogni mese fornitori, dipendenti e utenze.

Ingredienti più cari, prezzi difficili da ritoccare

All’energia si aggiunge il costo delle materie prime. Confartigianato ha segnalato nel 2026 tensioni soprattutto su cacao e cioccolato, ingredienti centrali nella produzione dolciaria. Gli aumenti, però, non seguono tutti lo stesso andamento e non possono essere trasferiti automaticamente sul prezzo finale.

Alzare i listini rischia infatti di allontanare clienti che devono già fare attenzione alla spesa quotidiana. Assorbire ogni rincaro, invece, significa lavorare con guadagni più bassi.

Come si prova a resistere

Le esperienze raccolte da CNA Ferrara mostrano alcune strategie adottate dagli artigiani: negoziare con i fornitori, rivedere le produzioni meno redditizie e limitare le scorte da refrigerare.

Il caso dei tautielli riporta così l’attenzione su una sfida che riguarda tante botteghe: continuare a proporre prodotti riconoscibili, mantenendo sostenibile il lavoro. Dietro un dolce comprato per festeggiare ci sono competenze, ore di preparazione e costi da coprire. Ad Halloween fanno sorridere le piccole bare di cioccolato; per gli artigiani, a fare paura restano i conti.