La Xylella in Puglia continua a lasciare segni profondi sul territorio e sull’economia agricola. Siamo stati a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, per raccontare da vicino gli effetti del batterio che negli ultimi anni ha colpito duramente gli ulivi del Salento e di parte della Puglia centrale.
Il nostro viaggio è iniziato negli appezzamenti dove le conseguenze della malattia sono ancora ben visibili. Piante secche, chiome compromesse e terreni che raccontano una crisi che, per molte aziende agricole, ha significato una drastica riduzione della produzione e la necessità di ripensare completamente il proprio lavoro.
Ma accanto alle immagini degli ulivi colpiti c’è anche il tentativo di ripartire. Ci siamo quindi spostati nelle zone reimpiantate, dove vengono messe a dimora nuove piante e varietà considerate più adatte a convivere con il rischio Xylella. Una fase delicata, che richiede investimenti, tempo e attenzione alla provenienza del materiale utilizzato.
Ed è proprio qui che si apre un altro fronte: quello dei prodotti contraffatti o non certificati. Quando cresce la domanda di nuove piante da utilizzare nei reimpianti, aumenta anche il rischio che sul mercato possano circolare materiale vegetale di provenienza incerta, non conforme o venduto con indicazioni non corrette.
Per gli agricoltori, dunque, la ripartenza passa non soltanto dalla ricostruzione degli uliveti, ma anche dalla tutela della filiera e dalla tracciabilità dei prodotti acquistati. A Francavilla Fontana il futuro dell’olivicoltura si gioca così su due piani: convivere con gli effetti della Xylella e garantire che la ricostruzione avvenga attraverso piante sicure, certificate e realmente adatte al territorio.