Il caro energia mette sotto pressione i pastifici di Gragnano, dove produrre uno dei simboli della cucina italiana significa fare i conti con bollette che pesano sui bilanci aziendali. Tra impasti, trafile ed essiccatoi, la sfida è difendere la qualità senza scaricare tutti i rincari sui consumatori.
Da sole e vento fino al caro energia
Qui il sole e il vento facevano il lavoro che oggi si paga in bolletta. La storia della pasta si intreccia con quella della Valle dei Mulini, dove l’acqua del torrente Vernotico muoveva le macine per produrre farina. Nelle strade di Gragnano, invece, la pasta veniva lasciata asciugare all’aperto.
Oggi la produzione richiede impianti e un controllo accurato delle lavorazioni. L’essiccazione è una fase fondamentale: temperatura, ventilazione e tempi contribuiscono al risultato finale. Un processo nel quale l’energia rappresenta una voce di costo che le aziende devono gestire insieme alle altre spese di produzione.
La lavorazione tradizionale, con la trafilatura in bronzo e l’essiccazione controllata, resta centrale nell’identità della Pasta di Gragnano IGP, come ricorda la Regione Campania.
Prezzi della pasta e margini delle imprese
Nel pastificio visitato da Agorà, la risposta è mantenere qualità e prezzi, accettando però di guadagnare meno. Una scelta che tutela il cliente, ma restringe i margini dell’impresa e pone un interrogativo: fino a quando sarà sostenibile?
Aumentare i listini, infatti, significa rischiare di vendere meno. Assorbire gli aumenti significa invece trattenere una quota più piccola del ricavo, con minori risorse da destinare agli investimenti e allo sviluppo dell’attività.
Il caro energia a Gragnano diventa così una questione che riguarda tutta la filiera, dalla fabbrica alla tavola. Per i produttori, la difficoltà è trovare un equilibrio tra costi, qualità e competitività. Per le famiglie, il timore è che anche un alimento quotidiano come la pasta finisca per pesare di più sul bilancio domestico.