Protesta a Poggio Imperiale: olio invenduto e caro carburanti

La protesta a Poggio Imperiale riunisce le difficoltà di chi lavora nei campi, trasporta merci e vive di pesca. Nei pressi del casello A14, vicino a Lesina, camion e trattori presidiano uno degli snodi della Capitanata. Siamo stati sul posto per raccontare le ragioni di una mobilitazione che coinvolge categorie diverse, accomunate dalla riduzione dei margini e dalla difficoltà di sostenere le spese.

Protesta a Poggio Imperiale: olivicoltori tra giacenze e prezzi bassi

Per gli olivicoltori il problema riguarda soprattutto le giacenze di olio invenduto e il calo dei prezzi all’origine. Nei silos resta il prodotto della precedente campagna, mentre la nuova raccolta richiede denaro per manodopera, carburante e lavorazione delle olive.

Secondo i produttori, le quotazioni non remunerano adeguatamente il lavoro e rischiano di rendere antieconomica persino la raccolta. L’olio fermo nei magazzini significa liquidità bloccata: risorse che mancano per pagare fornitori e preparare la stagione. Tra le richieste figurano interventi sulle giacenze, sostegni finanziari e maggiori controlli sulla tracciabilità.

Caro carburanti: le difficoltà di trasportatori, pescatori e agricoltori

Al presidio di Poggio Imperiale si affiancano le rivendicazioni degli autotrasportatori. Il caro carburanti pesa sui conti delle imprese e rende più difficile garantire i viaggi con ricavi sufficienti a coprire le spese. Per chi lavora con un camion, ogni aumento del gasolio incide direttamente sulla sostenibilità dell’attività.

Anche pescatori e agricoltori denunciano costi energetici sempre più gravosi. Uscire in mare, utilizzare i trattori e portare i prodotti sul mercato richiede carburante: una spesa inevitabile che riduce il guadagno di ogni giornata.

Intanto, nel Foggiano si registrano difficoltà nei rifornimenti e distributori rimasti senza benzina e gasolio. Le tensioni logistiche si intrecciano con il blocco degli accessi alla raffineria di Taranto. Dietro i presidi emerge una richiesta comune: poter continuare a lavorare senza accumulare perdite. Il confronto con le istituzioni resta centrale per individuare risposte alle diverse crisi e tutelare imprese, occupazione e servizi nei territori coinvolti dalla mobilitazione.