Una chiamata al 118, una sirena che si accende, un’ambulanza che parte. In pochi minuti può iniziare una corsa decisiva per la vita di una persona. Ma a bordo non sempre c’è un medico.
È uno dei problemi che attraversano oggi il sistema dell’emergenza-urgenza: la difficoltà nel reperire personale, e in particolare medici, sta rendendo sempre più complicato garantire una copertura adeguata del territorio. E’ qui che inizia l’emergenza del 118.
Il 118 non è però un sistema fatto soltanto di ambulanze medicalizzate. Esistono diversi tipi di mezzi e, quando previsto dall’organizzazione locale, il medico può intervenire anche attraverso l’automedica. Il punto è la disponibilità complessiva di risorse e la capacità di assicurare una risposta avanzata quando serve.
A raccontare cosa accade ogni giorno sono gli stessi professionisti del 118: infermieri e soccorritori che lavorano sul campo e che descrivono turni difficili da coprire, organici ridotti e un sistema sempre più sotto pressione.
Il problema riguarda l’intero Paese. Nel 2025, nelle scuole di specializzazione, sono stati assegnati 537 contratti di Medicina d’Emergenza-Urgenza sui 976 disponibili: quasi la metà dei posti è rimasta scoperta.
Perché l’emergenza-urgenza fatica ad attirare nuovi medici? E quali conseguenze può avere questa carenza sulla risposta all’emergenza 118?
Lo abbiamo chiesto direttamente a chi ogni giorno lavora sulle ambulanze del 118 e a Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana Sistema 118.