Napoli, dai maestri presepiali alla spesa alla Pignasecca

A Napoli, tra le botteghe di San Gregorio Armeno e il mercato della Pignasecca, abbiamo raccontato due volti della stessa esigenza: difendere il valore delle cose, dal lavoro artigiano al carrello della spesa. Un percorso tra le preoccupazioni di chi custodisce una tradizione che rende riconoscibile la città nel mondo e le difficoltà delle famiglie.

San Gregorio Armeno, le preoccupazioni dei maestri presepiali

A San Gregorio Armeno abbiamo dato voce ai maestri presepiali in agitazione. Al centro delle loro preoccupazioni c’è il possibile insediamento di altri negozi, con prodotti come calamite e souvenir a basso costo.

Gli artigiani temono che queste attività possano danneggiare le botteghe e modificare l’identità della strada, conosciuta per la tradizione del presepe napoletano.

La questione riguarda la convivenza tra offerte commerciali diverse e lo spazio riservato alle lavorazioni artigianali. Dietro ogni creazione ci sono tempo, competenze e un sapere tramandato che i maestri chiedono di tutelare.

Risparmiare sulla spesa alla Pignasecca

Alla Pignasecca siamo andati per capire come risparmiare sulla spesa in un periodo segnato da rincari che pesano sui bilanci familiari. Tra i banchi del mercato, il punto di partenza è una domanda concreta: come contenere gli acquisti senza rinunciare alla qualità?

Confrontare i prezzi, scegliere prodotti di stagione e comprare soltanto il necessario sono accorgimenti utili per gestire il budget. Anche limitare gli sprechi significa spendere meglio: una necessità sempre più sentita quando gli aumenti coinvolgono molte voci delle uscite domestiche.

Il mercato diventa così il luogo da cui osservare il rapporto tra prezzi, abitudini e possibilità economiche, riportando al centro una preoccupazione quotidiana: riuscire a far quadrare i conti.

 

Stromboli, riparte la scuola sotto il vulcano tra disagi e speranze

A Stromboli il nuovo anno scolastico riparte ai piedi di un vulcano, in una piccola comunità dove la scuola è molto più di un edificio: è un presidio fondamentale per il futuro dell’isola.

Sono 69 i bambini che frequentano la scuola, tra materna, elementari e medie. Numeri piccoli, ma sufficienti a raccontare una realtà che ogni anno deve fare i conti con difficoltà grandi: i collegamenti con la terraferma, la continuità didattica, la disponibilità dei servizi e la necessità di garantire agli studenti le stesse opportunità dei loro coetanei.

Qui il mare non è soltanto un elemento del paesaggio. È anche una distanza che può complicare la vita quotidiana, soprattutto quando il maltempo rende più difficili i collegamenti con il resto delle Eolie e con la Sicilia.

E poi c’è il vulcano, presenza costante e simbolo dell’isola. Stromboli vive accanto alla sua attività, con tutto quello che comporta per chi ci abita e per chi ogni giorno accompagna i propri figli a scuola.

A Stromboli la scuola prova a resistere alle difficoltà e a restare aperta, anno dopo anno. Perché per questi bambini il mare non dovrebbe separare il presente dal futuro.

Una piccola scuola sotto il vulcano, dove ogni giorno si prova a costruire qualcosa che va ben oltre i banchi: la possibilità di restare, crescere e immaginare il proprio futuro senza dover lasciare la propria isola. Perché anche qui, tra il fuoco del vulcano e il mare, il diritto a studiare deve essere garantito.

 

La vendemmia ai tempi del clima che cambia

Nel cuore del Parco Regionale di Roccamonfina, tra i vigneti dell’azienda vitivinicola Porto di Mola, la vendemmia racconta quanto il clima stia cambiando il lavoro nei campi.

Il caldo sempre più intenso, insieme alle piogge improvvise e ai rovesci, sta modificando i tempi della maturazione dell’uva. E quando cambiano i tempi, anche le aziende devono riorganizzarsi.

Si vendemmia sempre più presto?

Non è una regola uguale per tutti, ma negli ultimi anni le temperature elevate hanno spesso accelerato la maturazione. Per i produttori significa controllare costantemente i vigneti e scegliere il momento giusto per raccogliere l’uva, cercando il giusto equilibrio tra zuccheri, acidità e qualità.

A Porto di Mola il lavoro parte direttamente tra i filari. Qui ogni giornata può fare la differenza. Il caldo può accelerare la maturazione, mentre un temporale improvviso può creare nuovi problemi e rendere più complicata la raccolta.

E così la vendemmia non è più soltanto una tradizione che si ripete ogni anno nello stesso periodo. È diventata un lavoro di osservazione e programmazione, nel quale bisogna essere pronti a cambiare rapidamente calendario e organizzazione.

Anche la manodopera deve adattarsi: se la finestra utile per raccogliere l’uva si accorcia, è necessario concentrare il lavoro in pochi giorni.

Il cambiamento climatico, quindi, arriva anche tra i vigneti del Sud Italia. E per chi produce vino la sfida è riuscire a mantenere la qualità del prodotto, adattandosi a stagioni sempre meno prevedibili.

Una vendemmia che cambia, dunque. E con lei cambia anche il modo di lavorare delle aziende vitivinicole.

Emergenza 118: l’aiuto che manca a bordo delle ambulanze

Una chiamata al 118, una sirena che si accende, un’ambulanza che parte. In pochi minuti può iniziare una corsa decisiva per la vita di una persona. Ma a bordo non sempre c’è un medico.

È uno dei problemi che attraversano oggi il sistema dell’emergenza-urgenza: la difficoltà nel reperire personale, e in particolare medici, sta rendendo sempre più complicato garantire una copertura adeguata del territorio. E’ qui che inizia l’emergenza del 118.

Il 118 non è però un sistema fatto soltanto di ambulanze medicalizzate. Esistono diversi tipi di mezzi e, quando previsto dall’organizzazione locale, il medico può intervenire anche attraverso l’automedica. Il punto è la disponibilità complessiva di risorse e la capacità di assicurare una risposta avanzata quando serve.

A raccontare cosa accade ogni giorno sono gli stessi professionisti del 118: infermieri e soccorritori che lavorano sul campo e che descrivono turni difficili da coprire, organici ridotti e un sistema sempre più sotto pressione.

Il problema riguarda l’intero Paese. Nel 2025, nelle scuole di specializzazione, sono stati assegnati 537 contratti di Medicina d’Emergenza-Urgenza sui 976 disponibili: quasi la metà dei posti è rimasta scoperta.

Perché l’emergenza-urgenza fatica ad attirare nuovi medici? E quali conseguenze può avere questa carenza sulla risposta all’emergenza 118?

Lo abbiamo chiesto direttamente a chi ogni giorno lavora sulle ambulanze del 118 e a Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana Sistema 118.